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Commedia all'italiana tra rifiuti, giudici e sottogoverno

di Marco Vitale
La tragicommedia del "mastellismo" proprio nel suo essere, allo stesso tempo, commedia tragedia è un autentico dramma. Metto nella componente commedia la signora Mastella la quale dichiara che il presunto attacco orchestrato da ignoti, attraverso la magistratura, sarebbe da ricondurre alla loro strenua difesa dei valori cattolici. Come i primi martiri cristiani. Metto nella commedia anche fatto che un tutto calcolato, banale anche se pervasivo fatto di sottogoverno sia spunto per discorsi alati, roboanti e romantico-sentimentali sulla minaccia alla democrazia, alla Patria in pericolo, con un linguaggio da cattivi liceali di una volta. Metto nella commedia la finta sorpresa dei più di fronte al lo svelarsi di diffuse pratiche da tutti conosciute e che sono prassi quotidiana, diffusa e dominante certamente in Campania ma non solo. Metto nella commedia, anzi nella comica, Lamberto Dini che, approfittando della disavventura del collega, vi aggancia la vicenda della moglie, una storia antica di mismanagement imprenditoriale, di quando la signora non era ancora la signora Dini e dichiara: «È un fatto sconvolgente, i magistrati se la prendono con le nostre mogli».
Rientra nella commedia il ministro Mastella che, novello Edoardo VIII, pronuncia frasi destinate ad entrare nella storia quali: «Tra l'amore e il potere, scelgo il primo». Metto nella commedia Mastella che spiega che le pressioni per le nomine ai vertici dell'ospedale locale di persone di sua fiducia furono esercitate per assicurarsi che in tali posizioni venissero poste persone di qualità che potessero ben curarlo in caso di malattia. Decisamente i fattori di commedia e di comica sono numericamente prevalenti. Ma i fattori di tragedia non mancano e, pur numericamente più esigui, sono terribilmente pesanti. Metto nella tragedia lo spettacolo di un ministro della Giustizia che scaglia in Parlamento contro la magistratura (non contro il magistrato accusato di essere il picciotto-killer assoldato da ignoti mandanti) una invettiva di violenza inaudita, tale da surclassare il miglior Berlusconi, e che riceve aperta e rumorosa solidarietà in Parlamento da tutto, o quasi, l'arco costituzionale. Metto nella tragedia l'urlo doloroso lanciato,in Parlamento che «la politica si deve difendere dalla magistratura», come se questa magistratura, nei suoi aspetti più deteriori, non fosse il frutto amaro di questa politica disgustosa. Metto nella tragedia il fatto che la maggior parte degli italiani (compreso chi scrive) ritiene verosimile che l'azione del magistrato contro mastellismo possa essere stata sollecitata da fazioni avversarie o da antipatie personali E questa convinzione, fondata o infondata che sia, per il solo fatto di esistere, rappresenta il punto più alto della tragedia.

Luigi Einaudi, tra la fine del 1942 e la primavera del 1943, scrisse un memorandum per fissare i punti chiave della futura ricostruzione. Al primo punto non mise un tema economico ofinanziario, ma la ricostituzione di uno stato di diritto: «Volendo riassumere in una parola i metodi da seguire si può affermare che il rimedio ottimo e massimo, quello da cui tutto il resto dipende, senza il quale nulla si può fare, è il ristabilimento dell'impero della legge». Forse è proprio da qui che dobbiamo ricominciare per la nuova ricostruzione. Ma poiché il teatro sia nella componente della tragedia che in quella della commedia (comprendo qui anche la comica) ha sempre avuto una funzione didattica, vediamo se si possa trarre qualche insegnamento da questa pièce che sembra scritta a quattro mani da Plauto e da Shakespeare. Il primo insegnamento è che quello che deve cambiare è il modo di intendere e di fare politica. Non voglio entrare nelle implicazioni penali che non mi interessano. Ma sinché per politica si intende esclusivamente la conquista di voti per poter occupare il territorio e gestire affari, cariche, fonti di lavoro e di guadagno per sé e per i propri amici è inevitabile che la magistratura (ultima speranza) cerchi, in un modo o nell'altro, di frenare queste forme di appropriazione. Non a questo e non solo a questo serve la politica. Vanno, perciò, eliminati i "mastellismi" e non i giudici. Ed in primo luogo occorre una legge elettorale che assorba ed elimini questi partitine tribal-familisti che non hanno altra ragione di esistere se non quella di occupare posizioni di potere e di affari. Chiunque parla di queste cose senza impegnarsi ad una seria riforma elettorale è un semplice imbroglione. Ma non basta. Bisogna ripensare il concetto di politica. Dunque bisogna, una volta per tutte, introdurre delle innovazioni istituzionali per impedire che le mani della politica, quelle fetide, si stendano su tutto e su tutti. Il secondo insegnamento è che questa magistratura va veramente rifatta perché un Paese senza giustizia non va da nessuna parte. Ma l'invocazione della pace tra politica e magistratura è un grande imbroglio. Tra politica e magistratura non ci deve essere né pace né guerra. Ma tensione, conflitto costruttivo, diffidenza, questi si, sono inevitabili. Se la magistratura deve sorvegliare, arginare, frenare, gli abusi del potere non può non essere in tensione con chi esercita il potere. Questo richiede la Costituzione. Questo richiedono i cittadini altrimenti indifesi. Ci sono pagine stupende di Luigi Einaudi dove il grande maestro illustra che «il bello, il perfetto non è l'uniformità, non è l'unità, ma la varietà e il contrasto». L'importanza è che il contrasto sia nell'interesse del Paese e non di fazioni. Il terzo insegnamento è che il "mastellismo", se nella sua maggiore intensità è tipicamente meridionale, esso è anche la manifestazione più evidente e degenerata di un male nazionale. Leggendo gli stralci di registrazioni pubblicati abbiamo tutti pensato: ma questo succede anche in Lombardia. Se ci concentriamo solo sulla il sanità che differenza c'è tra il mastellismo e formigonismo ciellinismo? La differenza è che il primo sta ancora sgomitando per conquistare dei posti al sole mentre il secondo ha conquistato tutti i posti con metodo scientifico e totalitario e domina con serena noncuranza forte anche di quella sciagurata sentenza lombarda di circa dieci anni fa che decise che la lottizzazione politica nella sanità è lecita. La differenza è che in Lombardia la lottizzazione è partitica e non tribal-familista; è abbastanza alla luce del sole e non giocata, caso per caso, con impropri do ut des; e le scelte sono, in genere, decenti. Ma riconosciute queste differenze, che non sono da poco, tuttavia la malattia è comune.

Sino a quando le nomine nella sanità non saranno ricondotte ad un metodo che è loro proprio in tutto il mondo evoluto, e cioè basate esclusivamente sulla professionalità, accertataper titoli ed esami, e saranno politiche esse daranno sempre vita ad abusi. Forse non è un caso ed ha qualcosa a che fare con il "mastellismo" e con "bassolinismo" che in Campania la sanità è una delle peggiori d'Italia, come sanno i suoi sventurati cittadini che formano il più robusto filo¬ne di turisti della salute. La crisi del mastellismo potrebbe essere, insomma, un'ottima occasione per iniziare ad affrontare seriamente alcune degenerazioni di fondo delle quali il "mastellismo" è solo una manifestazione tra le più folldoristiche e appariscenti. Mastella, da appassionato di calcio, ci ha servito un formidabile assist. Gli dovremmo essere grati e cercare di non perdere la preziosa opportunità che ci ha fornito di ripensare alcune cose importanti per il nostro futuro. Prima che sia troppo tardi. Marco Vitale

Formigoni come don Sturzo: in Lombardia meno tasse

di Vito Piepoli - CORRIERE DEL GIORNO -  Taranto 3 gennaio 2008
“Irpef addio” per ora lo diranno gli oltre 4 milioni di lombardi con un reddito inferiore a 15.500 euro all’anno, mentre i restanti pagheranno soltanto per la quota di reddito eccedente. Una volta tanto parlar di tagli non riguarda i servizi pubblici e gli stipendi ma le tasse. I cittadini lombardi dal gennaio del 2008 pagheranno 400 milioni di euro in meno, i risparmi riguarderanno non solo l’impopolare imposta sul reddito delle persone fisiche ma anche la sanità e il metano. Dopo tanti anni che in Italia si è parlato di federalismo finalmente siamo ad una svolta e iniziare un cammino in questo settore è fondamentale.


Cercando di essere realisti, sappiamo benissimo che ci sono resistenze, vischiosità in tantissimi apparati perché qui si tratta veramente di cambiare qualche cosa. Cioè trasferire competenze alle regioni finora amministrate dallo stato, dai suoi ministri e ministeri. La regione Lombardia ha confermato l’eliminazione anche della tassa sul metano. Ed è l’unica regione in Italia che da anni sta facendo questo sforzo perché ritiene che questa tassa sia particolarmente spiacevole e dannosa per due motivi. Primo perché colpisce le imprese e poi perché come tutti sappiamo in Italia il costo per l’approvvigionamento energetico è il più alto d’Europa. Nella sanità inoltre sono stati eliminati i 10 euro di ticket sulla diagnostica e sulla specialistica perché si è ritenuto di andare incontro a tutte le persone malate in una situazione di particolare disagio economico per le famiglie. I 400 milioni di euro che rimarranno nelle tasche dei cittadini arrivano da una serie di risparmi e di razionalizzazioni dei costi. La regione Lombardia per il personale ha una spesa in proporzione alle entrate correnti dell’11%, quando la media nazionale è superiore al 22%. Quello della regione Lombardia è un segnale importante ma non deve rimanere un fatto isolato. Ridurre la pressione fiscale consente di lasciare ai cittadini più risorse per contribuire secondo il principio di sussidiarietà a costruire una società più democratica e anche più giusta. Il federalismo fiscale se gestito bene consentirà inoltre di ottenere due risultati, una diminuzione della pressione fiscale ed un miglioramento dei servizi del cittadino. C’è stato poi anche il presidente della repubblica che proprio andando in visita a Milano e rispondendo all’intervento di saluto di Formigoni che gli ricordava tutte le richieste avanzate dalle regioni, ha dichiarato che bisogna realizzare il federalismo fiscale. Il governatore lombardo Formigoni, ha parlato di una vera e propria rivoluzione fiscale in atto e in questo senso si è dichiarato soddisfatto <<riusciamo a liberare delle risorse ulteriori perché si riesce ad eliminare il piccolo spreco, la piccola diseconomia. Allora ogni sei mesi noi comunichiamo ai cittadini queste belle notizie e prendiamo i provvedimenti coi soldi risparmiati. Posso ricordare che sei mesi fa abbiamo impiegato 120 milioni di euro quindi oltre 200 miliardi delle vecchie lire per dare più servizi ai malati terminali, oncologici, di malattie neurodegenerative particolarmente deformanti per chi li subisce e dolorose per le loro famiglie. Questo semestre abbiamo abolito il ticket a dimostrazione insomma che se ci si dedica quotidianamente al servizio della pubblica amministrazione si possono garantire servizi di altissima qualità e poco a poco diminuire anche il costo>>. Dopo questo esempio positivo, Formigoni ci fa ricordare il pensiero di don Sturzo “l’economia senza etica è diseconomia” divenuto poi il titolo del libro di don Alfio Spampinato edito dal Sole24Ore, bisogna continuare a discuterne costantemente e lungamente con un atteggiamento sempre più responsabile da parte delle regioni. Non siamo in un periodo brillante per quanto riguarda la finanza pubblica. E’ chiaro che ci sarebbe bisogno di molte più risorse per far fronte ai bisogni dei cittadini, ma alla fine la Lombardia ha dimostrato che si può migliorare il servizio ai cittadini risparmiando. A noi quello che ci interessa è innescare questo processo virtuoso in ogni regione perché non è detto che laddove si utilizzano più soldi si offre un servizio migliore, anzi il più delle volte si attua uno spreco maggiore e un servizio peggiore. Quello che dovrebbe interessarci ora è un federalismo fiscale virtuoso da continuare a mettere in atto. Ricordiamo che fino a poco tempo fa, quando si parlava di federalismo fiscale si evocava subito la guerra del nord contro il sud. Adesso non è più così: bisogna parlare di finanziamenti per costi standard. Si va a vedere quanto costa per esempio una certa prestazione sanitaria, o ospedaliera, o scolastica, nelle migliori regioni e viene elargito quel costo. La scommessa in questa circostanza e in tutte le altre è: “caro governo dai questi poteri a quelle regioni che hanno già dimostrato di usarli meglio e vedrai che la situazione migliorerà”. Ogni regione deve sapere che potrà chiedere le competenze che ad essa conviene amministrare. Pur tuttavia la situazione rimane complessa ed è ancora tutta da affrontare, le distanze dal buongoverno rimangono ancora pesanti ma si deve operare perché quella del federalismo è una battaglia assolutamente da vincere.
Vito Piepoli
Consigliere Nazionale vidop@libero.it